#nofava – No al Bavaglio ad Internet e al SOPA Italiano
Abbiamo pochi giorni per convincere i parlamentari ad abrogare l’emendamento Fava, che introduce un nuovo bavaglio al Web. Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani affinche sottoscrivano gli emendamenti che abrogano la nuova norma bavaglio.
Oggi 4 associazioni (Agorà Digitale, Articolo 21, Liberiamo, il Futurista) e alcuni parlamentari (tra i primi Beltrandi (Radicali), Giulietti (Misto), Perina (FLI)) alle 11.30 terranno una conferenza stampa alla Camera (in diretta su webtv.camera.it) per lanciare una mobilitazione che fermi l’emendamento. Ma è fondamentale che da subito si mobilitino associazioni, giornalisti, imprenditori, politici e semplici imprenditori.
Nuovo progetto di proiezione virtuale per smartphone.
Un gruppo di ricercatori ha sviluppato un metodo per usare gli smartphone come videoproiettori virtuali, in modo da visualizzare le immagini su uno schermo digitale di grandi dimensioni. I contenuti proiettati sono interattivi e non hanno le limitazioni della vera proiezione ottica. Il sistema dovrebbe funzionare con i prodotti di qualsiasi marca.
Megaupload è tornato? No è un fake
Sono passati tre giorni dalla Chiusura di Megaupload, Megavideo e Megaporn ad opera dell’FBI con l’accusa di pesante violazione del copyright per la cifra astronomica di 500 milioni di dollari che va a sommarsi al fatto che il sito di hosting è accusato di aver avuto un vero e proprio guadagno dai file pirata che alloggiavano sui suoi spazi web:
- Per l’esistenza degli account premium (a pagamento),
- La presenza della pubblicità su tutte le pagine del sito,
- Il fatto che Megaupload facesse pulizia dei file che non venivano scaricati per un periodo di 20 giorni era indice, per l’FBI, che il sito di hosting teneva in bassissima considerazione i file veramente personali.
Absinthe: il jailbreak per l’iPhone 4S e l’iPad 2 si aggiorna
Eccolo, finalmente è uscito. Il jailbreak per i dispositivi che montano l’A5 – iPhone 4S e iPad 2 -, è venuto alla luce.
Purtroppo però, molte persone hanno riscontrato alcuni problemi di connessione ai database, dovuti all’accesso massiccio ai server,
Questa problematica è stata risolta con una nuova versione, la 0.1.2-2 che potete scaricare qui.
MCAFEE antivirus: falla a rischio botnet
Brutte notizie per gli utenti McAfee che negli ultimi giorni si sono ritrovati vittime inconsapevoli di unafalla nell’antivirus. Secondo quanto ammesso dalla stessa azienda fornitrice di soluzioni di sicurezza informatica, sarebbero state individuate diverse vulnerabilità che mettono in serio pericolo i computer dei propri clienti.
Autori degli attacchi sarebbero, al momento, dei crackers di origine ignota che, sfruttando la falla nei sistemi di sicurezza McAfee, sono riusciti ad accedere ai Pc dei malcapitati e ad inserirsi negli account privati di posta elettronica inviando migliaia di mail spazzatura.
In tal modo i crackers utilizzano gli hardware degli utenti come botnet per trasformare gli utenti stessi in spammer. Non sembra però, stando a quanto affermato dall’azienda, che ci siano state perdite di dati sensibili o che informazioni personali siano in mano ai criminali responsabili dell’attacco.
David Marcus, direttore della divisione Security Research di McAfee ha scritto ieri sul blog ufficiale dell’azienda: “Che al momento non sembra siano in corso nuovi attacchi, mentre con il prossimo aggiornamento si dovrebbe chiudere questo increscioso incidente”.
Le prime notizie su problemi di sicurezza con il software McAfee sono arrivate lunedì scorso sul blog britannico Kaamar, dove i coniugi Morrigan avevano postato una nota con cui allertavano tutti i possessori dell’antivirus a verificare il suo regolare funzionamento. (Via)
Megaupload: una vera guerra che inizia ora
La difesa è schierata, pronta ad accogliere l’attacco sulle ali del Dipartimento di Giustizia statunitense in collaborazione con il Federal Bureau of Investigation (FBI). L’avvocato Ira Rothken è ben conosciuto nell’ambiente, in particolare per aver difeso i gestori di svariate piattaforme accusate di violazione del copyright. Il suo nuovo cliente sembra davvero un pezzo grosso, anche se nei guai fino al collo.
Sono dunque iniziate le procedure di rito per trasferire il founder di Megaupload Limited Kim Dotcom in terra statunitense. Nessuna cauzione da poter pagare, solo l’attesa prima di comparire davanti alle autorità a stelle e strisce. Come ormai noto, Dotcom è accusato di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione di proprietà intellettuale.
“Il governo ha buttato giù una delle più grandi piattaforme di hosting nel mondo - ha spiegato Rothken alla stampa – e l’ha fatto senza offrire a Megaupload la possibilità di difendersi in aula”. Secondo il legale, le accuse contro l’impero dei cyberlocker sarebbero decisamente simili a quelle mosse da Viacom nei confronti di YouTube. “Ed era una causa civile – ha aggiunto Rothken – e YouTube vinse”.
Sulla delicata vicenda del founder e del suo megaimpero è intervenuto anche il Partito Pirata svedese, con un agguerrito comunicato stampa diramato nella notte italiana di oggi. Megaupload avrebbe semprerimosso i contenuti caricati in violazione del diritto d’autore, dunque meriterebbe la protezione del safe harbor previsto dal DMCA. “Qualcuno dovrebbe spiegare all’industria del copyright e al governo che le leggi statunitensi non hanno valore nel resto del mondo”.
Decisamente diversa la visione contenuta nella comunicazione ufficiale diramata dai federali a stelle e strisce. I vertici di Megaupload avrebbero pagato gli utenti per il caricamento sistematico di contenuti in violazione del copyright. Supportando in maniera attiva tutti quei siti terzi specializzati in attività di indexing ai contenuti in streaming su piattaforme come Megavideo.
“Sequestrando i server, le forze dell’ordine hanno l’intero database degli utenti con tanto di indirizzi email, numeri di carte di credito e probabilmente log ed indirizzi IP - ha sottolineato l’esperto Stefano Quintarelli – Ricordo che è reato mettere a disposizione materiale protetto da copyright per averne un profitto (che non vuol dire lucro, ovvero incassare quattrini; basta trarne una utilità)”.
Mentre il presidente di FIMI Enzo Mazza ha consigliato a Google e Wikipedia di riflettere “sulle loro battaglie per le libertà digitali visto che cosi difendono aziende criminali come Megaupload”. Secondo i dati diramati dalla stessa FIMI, quasi 2 milioni di utenti italiani hanno sfruttato regolarmente il cyberlocker con base ad Hong Kong.
“Con la chiusura da parte dell’FBI, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia Americano, diMegaupload.com e Megavideo.com, si segna un importante risultato nei confronti della lotta alla pirateria e soprattutto nello sviluppo dei contenuti digitali legali”, si legge nel comunicato stampa diramato da FIMI.
Forse in maniera prevedibile, Megaupload sembra ora pronto a tornare online. Attraverso un dominio registrato in Belize, precedentemente assegnato a misteriosi scammer. Dai servizi di Whois, il dominio è intestato a tale John Smith di Hong Kong. La sensazione è che la battaglia per lo streaming sia appena iniziata. (Via)




